
Mentre la “grande mela” vive una giornata convulsa, Eric Packer, giovane e già scavato multimilionario, ha un solo obiettivo. Attraversare l’intera città per raggiungere il quartiere dove è cresciuto e recarsi dal barbiere del padre. Ma c’è qualcosa che lo turba più del putiferio cittadino: la paura di morire.
E se domani fosse oggi? Se ogni certezza dello status sociale ed economico svanisse? Se soltanto, per una volta, invece di correre sempre e comunque verso un luogo imprecisato - tipo il dedalo dei quartieri di New York - ci si fermasse un attimo solo a riflettere? Paranoie, ossessioni, elucubrazioni. Forse, forse no, ma il cinema di David Cronenberg (autore di non pochi capolavori ma reduce dal deludente A Dangerous Method) sicuramente.
Fatto di carica erotica, violenza servita quale elemento connaturato all’uomo, l’ansia del futuro, la paura del presente. Come se il dove ed il quando scomparissero per far posto all’immediato. Tutto in un giorno, tutto in una macchina, un uomo solo. In una parola Cosmopolis. L’ultima fatica del celeberrimo cineasta canadese - presentata in concorso al Festival di Cannes nella selezione ufficiale - non delude (troppo) le alte aspettative. Una pellicola dura, visionaria, attuale, che preconizza, a pensarci poi mica tanto, un’era di confusione ed incertezza, di mercati finanziari ballerini e spietati. Ma quando anche le convenzioni spariscono, i diaframmi fra le persone e le classi sociali sfumano, rimangono gli uomini, “homo homini lupus” verrebbe anzi da dire.
Tuttavia bisogna precisare che l’idea non è tutta farina del sacco dell’eclettico Cronenberg. Infatti il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto dall’altrettanto discusso Don DeLillo (l’autore di “Underworld”), a sua volta inspirato all’immortale capolavoro di James Joyce, “Ulysse”. E questa sorta di “Odissea” attualizzata e convertita in celluloide è popolata da interpreti perfettamente calati nella parte. Volgarmente detto, il cast si presenta da pari alla fama del regista. C’e la componente francofona con la bellissima Juliette Binoche e l’intenso Mathieu Amalric, un divo come Paul Giammatti, la giovanissima musa di Cronenberg Sarah Gadon, che con lui ha già lavorato in A Dangerous Method. Ma soprattutto c’è Robert Pattinson nel ruolo chiave, che si sobbarca le attenzioni della camera per cento minuti consecutivi, facendosi (quasi) perdonare le quattro interpretazioni in Twilight! E se vi trovate in una trattativa, fate attenzione, perché come dice il protagonista: “la logica conclusione degli affari, è l’omicidio”.
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