
Parigi 1999. Lei, 15 anni. Lui, 19. Camille ama Sullivan, senza quartiere. Sullivan ama Camille, ma un viaggio in Sudamerica per conoscere meglio se stesso è sufficiente ad allontanarlo. Starà via per una decina di mesi, mica per sempre, ma Camille è disperata. Il presagio si compie con una lettera dall’altro capo del mondo. Al benservito di lui, risponde il tentativo suicida di lei. Poi, la svolta. Passano dieci anni, più o meno, gli studi di architettura, l’incontro col prof maturo e affascinante, la relazione importante, la carriera. I bioritmi sono assestati, ma ricompare il primo amore. Sullivan è lì davanti a lei, sembra ieri: il saluto, l’addio, la lettera. Camille è ancora molto attratta…
Il primo amore non si scorda mai. Sull’onde del nostalgico andante, la regista dal cognome nordico e dalla nazionalità transalpina, Mia Hansen-Løve, ricama una corrispondenza d’amorosi sensi che dall’adolescenza all’età della consapevolezza, non conosce ostacoli né confini. Va dritta al punto, la Hansen-Løve, non gioca con gli stereotipi, evita i luoghi comuni della cinematografia di genere e coglie senza sfaccettature artificiose l’essenza travolgente di un sentimento inesperto quanto dirompente. Chi non ricorda il primo batticuore? Le ansie, le paure, le angosce, il pensiero che se lui/lei dovesse lasciarmi non esisterebbe più un motivo valido per vivere. Un amore di gioventù accoglie pause, simbolismi, silenzi, abbracci, corpi acerbi, amplessi, antipatie e tutto ciò che è utile a mostrare debolezze e grandiosità dei legami in età da teenager.
Non c’è trucco e non c’è inganno, la timeline prosegue la sua corsa attraverso morbidi escamotage un taglio di capelli, lo scorcio di un calendario, l’approdo in un porto sicuro. Camille trova il suo prof, rassicurante e carismatico, ma forse dentro di sé continua a cullare e mitizzare l’ombra di Sullivan. E poi lo rincontra. E son scintille. O forse no. Spesso non è la persona a mancare, ma l’idea. E non te ne frega niente se non è quella giusta. Anche se, a un certo punto, finisci per capire quanto tutto ciò sia stupido e inspiegabile. O semplicemente parte di una ben determinata fase della vita.
Camille, bella e intensa, ha volto e fattezze di Lola Creton, convincente sia come ragazzina innamorata in preda a continui e reiterati attacchi melodrammatici, sia come giovane donna matura. Mia Hansen-Løve regala ai posteri una storia d’amore adolescenziale che non cerca escamotage, fuochi d’artificio o vampiri per farsi bella: bastano un ragazzo, una ragazza, le moine tipiche dei morosi e un tocco di poesia.
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