
Chris, Natalie, la sua ragazza, e Amanda hanno deciso di passare un po’ di tempo in giro per l’Europa. Tappa obbligata è Kiev dove vive e lavora Paul, fratello di Chris. L’idea sarebbe quella di andare a Mosca, ma Paul butta lì una controproposta. Turismo estremo a Prypiat, una cittadina costruita per i dipendenti – e le rispettive famiglie – della centrale nucleare di Chernobyl. Sono passati 26 anni dalla nota tragedia e il borgo è deserto, transennato e vietato ai curiosi. Così entra in gioco Uri, guida molto sui generis che accompagna i nostri insieme con Michael e Zoe. Segnalatore di radioattività alle mani, s’incamminano per la città, al crepuscolo sono pronti a tornare indietro, ma qualcuno/qualcosa ha manomesso il pulmino.
Diamo per scontata una considerazione fondamentale, senza la quale non si potrebbe andare avanti. Nella maggior parte dei film dell’orrore, i protagonisti della vicenda azzeccano filotti interminabili di decisioni sbagliate. Stupide, irresponsabili, sconsiderate. Chernobyl Diaries non fa ovviamente eccezione. Noto al grande pubblico per aver creato la saga Paranormal Activity (regista, produttore, sceneggiatore, direttore del casting e della fotografia del primo lungometraggio; produttore del secondo, del terzo e del quarto, in arrivo negli USA il 19 ottobre) Oren Peli lancia un’altra esca nel mare magnum della celluloide orrorifica. I punti di forza sono, innanzitutto, sceneggiatura a bassissimo costo e attori sconosciuti. Poi si tira dritto sulla strada delle sequenze filmate da ragazzotti qualunque con smartphone o camcorder presa in saldo al grande magazzino. A dirigere la baracca c’è un esordiente dal nome altisonante, Brad Parker, che non se la cava poi tanto male. Tralasciando i ragazzotti ebeti, bellocci e ingenui per volere dello script, la location è davvero claustrofobica. La cittadina di Prypiat, il suo silenzio assordante, le case e le strade vuote che riportano alla mente la tragedia nucleare del 1986 sono un’eccellente partenza.
Suspense e orrore vengono fuori mentre la guida – macchiettistica il giusto – ripercorre le fasi di quella giornata, raccontando ai ragazzotti come un’intera città venne evacuata in fretta e furia per cercare di limitare i danni delle radiazioni. Prima ancora che il gruppo rimanga intrappolato nella ghost city e inizi a subire lo stalking dei ‘mutanti’, i dialoghi pescano a piene mani dall’abbecedario tarocco del genere. “Dobbiamo andare, tra poco sarà buio! Sicuro che ci siamo solo noi? Ma era un animale? Era qualcos’altro…”. Con tanto di chicca/domandona da un milione di dollari al cattivello/affamato/diabolico/ridens mutante: “Chi sei?”. In realtà, non lo sapremo mai, chi siano, né saranno messi a fuoco perfettamente dalle macchina da presa, i cattivelli/affamati/diabolici/ridentes. Della serie, lasciamo immaginare allo spettatore quanto siano minacciosi, qualsiasi cosa mostreremmo avrebbe sicuramente meno appeal. È la moda del momento, l’horror in confezione (quasi) fai da te: teen, senza inventarsi nulla di eclatante e con qualche spicciolo d’idea che regga a buon mercato l’impatto con le sale. Va così.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
dal 30 maggio 2013
Anno: 2012
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