
Introverso e schivo, Henry è un insegnante di letteratura al liceo. Anzi, è un supplente che, di volta in volta, presta la sua professionalità senza stringere legami. Sarà una scuola di periferia, frequentata da studenti sbandati e professori demotivati, a farlo crescere. E a superare i propri fantasmi. Forse.
È difficile tenere il mondo esterno troppo a lungo sull’uscio. Soprattutto quando bussa per contaminare la tua vita. L’armatura prima o poi cade, la maschera scivola. Le ferite si scoprono così come i sentimenti. Alla fine ti infetti, il mondo esterno è entrato, la solitudine fa un passo più in là. Il Detachment, il distacco, è colmato. Non è la prima volta che le aule scolastiche divengono il set di una pellicola stelle e strisce. Anzi, negli States è una delle location preferite per i film. E spesso avviene, proprio come in quest’ultima creatura del cineasta britannico, e indipendente, Tony Kaye (American History X, 1998), che si tratti di un ambiente scolastico degradato - in geometrica dicotomia con gli istituti “fighetti” della upper class statunitense - appartenente alla periferia americana. Quella senza sogni, senza prospettive. Ingoiata da un materialismo capitalistico fallito. Dove l’unica unità di misura è l’individualismo.
In questo microcosmo si incastona perfettamente Adrien Brody (vincitore nel 2003 dell'Oscar per Il pianista). Con un’interpretazione intimistica e delicata, sapiente. Una performance che ha infervorato fan e addetti ai lavori. Tanto da far risultare il film (comunque popolato da una schiera di attori di livello: Christina Hendricks, Marcia Gay Harden, James Caan, Lucy Liu, Bryan Cranston, William Petersen, Blythe Danner) vincitore di diverse kermesse: San Paolo, Tokyo, Woodstock, Deauville. Nonché di presenziare al Tribeca Film Festival. Anche se le scuole sono chiuse, quasi quasi vale la pena tornarvi per un paio d’ore. Il tempo di un Detachment, un distacco, e ritorno.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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