
Ambientato nella Chicago del 1929, il film narra la storia di Joe (Tony Cyrtis) e Jerry (Jack Lemmon) due jazzisti senz’arte né parte, testimoni involontari del massacro di San Valentino durante il quale gli uomini di Al Capone hanno sterminato la banda di Bugs Moran per il comando del mercato di alcolici. Per scampare ai gangster che li inseguono, i due si travestono da donne e partono in tournée alla volta della Florida inun’orchestra tutta al femminile dove vestono i panni di Josephine e Dafne. È così che conoscono Zucchero: Joe e Jerry ne sono ammaliati ma non possono corteggiarla per non farsi smascherare. Giunti nell'albergo di Miami dove l'orchestra dovrà esibirsi, per far breccia nel cuore di Zucchero Joe impersona Junior,annoiato miliardario figlio di un magnate del petrolio. Nel frattempo il vero miliardario Osgood Fielding II si innamora a prima vista di Daphne, alias Jerry. Nello stesso albergo si tiene però un congresso de "Gli Amici dell'opera italiana" che è in realtà la copertura per una riunione di mafiosi, tra cui gli inseguitori di Joe e Jerry. La fuga dei due musicisti, in compagnia di Osgood e Zucchero, è rocambolesca. Zucchero cade fra le braccia di Joe, mentre Jerry svela finalmente a Osgood la sua vera identità.
Il 3 luglio, in una data unica, ritorna sugli schermi italiani A qualcuno piace caldo, l'ormai storico film di Billy Wilder datato 1959 e premiato con l'Oscar per i migliori costumi (a cui si aggiungono altre sei nomination e numerosi altri riconoscimenti). In Some Like It Hot, questo il titolo originale del lungometraggio, la divina Marilyn duetta con altri due mostri sacri del cinema, Jack Lemmon e Tony Curtis.
A qualcuno piace caldo viene riproposto, in versione restaurata e con l'aggiunta di un interessante dietro le quinte (il cofanetto Blu-Ray sarà poi disponibile dall'1 agosto), da Nexo Digital e 20th Century Fox (la lista delle sale aderenti all'iniziativa si può reperire su www.nexodigital.it) nell'ambito dell'iniziativa Forever Marilyn, volta a celebrare la star a cinquant'anni dalla sua scomparsa.
Un capolavoro di ritmo, di gag, di recitazione, che non si tira indietro di fronte a nessun espediente per raggiungere i suoi obiettivi. Modernissima nella sofisticazione dei dialoghi e nel tono della comicità verbale, provocatoria per l’epoca sotto l’aspetto dell’ambiguità sessuale; ma anche splendidamente classica per il ricorso a temi e modalità di costruzione degli eventi comici tipici del cinema muto (i travestimenti, gli inseguimenti, perfino le torte in faccia). “Nessuno è perfetto”, la celeberrima battuta finale tra “Boccuccia di Rosa” e Daphne/Lemmon, azzardatissima per il suo sottinteso omosessuale, è forse la più celebre e geniale chiusura mai filmata.
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