
Diego, operaio edile, sta per sposarsi con Cinzia, ragazza del proprio quartiere che conosce da sempre. Un destino segnato il loro, se non fosse per qualche interferenza. Come Viola, cugina del capo di Diego, dove il nostro si reca per dei lavori. E dove conosce un mondo diverso: lussuoso, patinato, distante.
Ci sono romani a Roma. Addirittura le borgate esistono ancora. E già queste due sarebbero notizie da prima pagina se, persino Carlo Verdone, ultimamente , aveva confessato ai media, che la capitale dove era cresciuto e pasciuto - ma soprattutto raccontato nei film interpretati e diretti - ormai era sparita. L’Urbe dei “quartieri” , dei rapporti stretti fino all’asfissia coi parenti, delle piccole rivalità fra vicini. Bene, quella Roma viene riesumata dall’esordiente alla regia, ma con una lunga esperienza alle spalle come assistente, Saverio Di Biagio. Che la ripropone più realistica certo de I Cesaroni, ma meno elegiaca, giusto per non andare troppo lontano, o troppo in alto, dal già citato Verdone. Anche perché è la città eterna calata nella contemporaneità, che già di suo, non è proprio quello che solitamente si definisce poetica.
Così, Qualche nuvola diviene una commedia da catalogare nell’infinito novero di quelle “all’italiana”. Diversi sorrisi, qualche riflessione, costume. E il tradimento. Il peccato dei nubendi schiacciati dalla vita. Di quelli che la paura di un’esistenza già segnata, senza colpi di testa ed emozioni improvvise, porta alla ricerca del nuovo. Il dolce sapore del proibito, unico perché non saprai mai quando e se e dove potrai riassaporarlo. Ma stavamo parlando di una commedia all’italiana. Quindi con un velo di cinismo implicito. Qualche nuvola e la trasgressione passa, rimane la vita di tutti i giorni, rimane la comunità che ti giudica e a cui, alla fine, quasi sempre, ti pieghi. Presentato a Venezia lo scorso anno nella sezione Controcampo Italiano, l’opera prima di Di Biagio supera abbondantemente il test della gradevolezza. Magari, perde un tantino il ritmo con l’evolversi degli eventi, ma la descrizione diretta (e indiretta) del contesto sociale dentro cui si muove la storia merita certamente un plauso. Una vera sorpresa gli interpreti. Non Elio Germano che si abbandona a un cameo graffiante, e nemmeno attori rodati quali Giorgio Colangeli e Pietro Sermonti per fare un esempio. Quanto il triangolo “amoroso” formato da Michele Alhaique (Che bella giornata), Greta Scarano (Romanzo Criminale - La serie), Aylin Prandi (Diaz - Non pulire questo sangue). Un motivo in più per andare al cinema.
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