
L’oftalmologo Thomas Avery si reca in Francia in seguito alla morte del figlio, deceduto mentre stava percorrendo il Cammino di Santiago. Inizialmente vorrebbe riportare indietro la sua salma, ma poi decide di termine il pellegrinaggio che il giovane aveva cominciato. Durante il viaggio a piedi, incontrerà una serie di personaggi che in qualche modo cambieranno la sua vita e gli daranno la forza per andare avanti.
Percorso catartico commovente e toccante. Una sorta di road movie che muove i passi dei suoi protagonisti da uno dei più antichi e conosciuti pellegrinaggi della religione cattolica: da St. Jean Pied de Port fino al santuario di Santiago di Compostela, dove ci sarebbe la tomba di San Giacomo. Il cammino per Santiago è la storia del rapporto difficile tra padre e figlio, legati da un indiscutibile affetto ma incompatibili, diversi. E segnati anche dal dolore per la perdita di moglie e madre. Poi qualcosa si rompe. Daniel non c’è più. Il papà corre a prenderselo. Inizia il viaggio, quello che avrebbe voluto compiere il figlio. Non è solo, Tom, nel suo lungo iter. Incontra (quasi subito) Joost, un olandese che è lì perché vuol perdere peso, Sarah, canadese, che vorrebbe smettere di fumare e Jack, uno scrittore irlandese che non trova più ispirazione per nuovi romanzi. Tom non desidera far parte di questa compagnia viaggiante, lui è lì per qualcosa di intimo e privato. E non ha molta voglia di condividere la sua disperazione. Tuttavia non potrà fare a meno di aprirsi, parlare, sfogarsi.
Sullo sfondo i magnifici scenari naturali del Camino scortano ansie e, forse, aspettative. I giorni che passano, le esperienze che si moltiplicano, gli incontri con la gente più disparata, sviluppano un diario in cui il viaggio diventa fondamentale e la destinazione finale (quasi) superflua. Il regista Emilio Estevez scrive e dirige un film dal sapore autentico e mai forzato. Si prende tutto il tempo che occorre per connotare la lenta maturazione del suo protagonista, senza per questo dare alla pellicola toni predicatori e noiosi. Pone l’attenzione sulla sacralità del Cammino, ma non cade nel trappolone di farne un prodotto diretto solo ai cattolici. E poi, sceglie il papà Martin Sheen che giganteggia nel ruolo di Tom. La sua interpretazione è una miniera di umanità, vulnerabilità e onestà: stati d’animo strazianti e gioiosi a un tempo. Il cammino per Santiago intreccia splendidamente gli aspetti spirituali, materiali e, perché no, mondani di quel lungo viaggio che è la vita in un’opera semplice ma ben realizzata.
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