
Ryan è bello, cool e freerunner. E corre in alcune gare, illegali, organizzate dal losco Reese. Ha una fidanzata, Chelsea, e un nonno in ospedale. E siccome il lavoro da custode non è remunerativo, cerca di tirare su qualche verdone nel freerunning clandestino. Decide di scommettere su se stesso, ma stavolta il match si rivela molto più che estremo. Entra in gioco Mister Frank, capo di una società che fornisce svaghi e passatempi a uomini ricchi e senza scrupoli. Il boss cattura e narcotizza i freerunner che al risveglio si trovano agghindati con un collarino elettronico esplosivo. La gara ha inizio, durerà 60 minuti e il vincitore riceverà un milione di dollari. Agli altri, penserà il collarino…
Se nella saga Fast and Furious si andava su quattro ruote per gareggiare clandestinamente in città, in Freerunner si va su due piedi e veloce, molto veloce. Beh, sì, ché con il collarino elettronico pronto a detonare e con 60 minuti di tempo per vincere la gara, pena la morte, c’è da correre a gambe levate. No, nessun delitto di lesa maestà, l’accostamento alla cricca di Dom Toretto e della sua Dodge Charger l’abbiamo arrischiato per stare in tema coll’azzardo dei ricconi bavosi che gongolano all’idea di giocare e puntare su questo plotone di giovanotti freerunner in cerca di salvezza e verdoni. Messa in chiaro la nostra posizione, passiamo al film diretto da Lawrence Silverstein, ovvero un campionario di tutti i cliché del cinema di genere, azione e adrenalina, declinati in maniera semplicistica – quasi amatoriale – senza sforzarsi più di tanto. Eppure la sceneggiatura scritta a 12 mani avrebbe lasciato presagire, anche al più scettico, ben altra storia.
E allora, si seguono questi ragazzi pieni di talento, magari anche con curiosità, ma si fa fatica a veder esaurite le potenzialità dell’opera soltanto nelle incognite e nella spettacolarità del freerunning. I ricconi annoiati e in preda ad astinenza da divertimento sono di un macchiettistico talmente esasperato da rasentare il ridicolo. E tra uno split screen, una telecamera traballante e qualche artificio da macchina da presa – messo su per render giustizia alle acrobazie dei concorrenti –, si tira avanti senza particolari scossoni. Certo, sarebbe ingeneroso non riconoscere al gruppo stellare di stunt, i meriti delle prestazioni sportive offerte all’universo di celluloide. Su tutti il britannico Ryan Doyle, campione mondiale di freerunning nella realtà, che interpreta Finch, la nemesi di Ryan. Tolte le evoluzioni, però, rimane solo un gran vuoto d’idee e la sensazione di un destino da popcorn movie per appassionati del freerunning a corto di nuovi spot su Google video.
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