
Ai tempi della sua adolescenza, Donny Berger di riflettori sotto cui fare passerella ne ha conosciuti tantissimi. E i tabloid facevano a gara per averlo sulle copertine, in esclusiva. Per non parlare delle tv: i signori del piccolo schermo gli hanno fatto girare addirittura un film sulla sua esperienza: Donny, imberbe studentello, sedotto dalla prof. E l’esimia insegnante – arrestata per abusi su minore – è rimasta anche incinta. Trascorsi i 15 minuti di gloria e una ventina d’anni, ritroviamo l’ex ‘fenomeno’ con un mucchio di verdoni da pagare al fisco. E con un programma tv che gliene offre quasi altrettanti perché ritrovi quel figlio mai più visto. Han Solo, il nome che scelse paparino, però, adesso è un giovane e brillante manager, si chiama Todd ed è in procinto di sposarsi con una bella e facoltosa ragazza.
Bagarre, trepidazione, impazienza quasi. C’è il nuovo film di Adam Sandler. Chissà mai cosa avrà combinato il ragazzaccio yankee che non vuol saperne di crescere. E si fa beffe del pubblico che vorrebbe il suo ostracismo dalle sale, godendone a dismisura con quello zoccolo duro di 'aficionados' – e sono tanti – che continuano a gongolare davanti alle sue goliardate. La questione è aperta. Occhei, non abbiamo voglia di provocare, né abbiamo mai sbandierato ai quattro venti che Sandler fosse un grandissimo attore. La verità è che abbiamo sempre ammirato quel cameratismo evidente nelle sue produzioni e quell’irrefrenabile voglia di mostrarsi politicamente scorretti che le ha caratterizzate. Tutto materiale che anche in Indovina perché ti odio è rimasto immarcescibilmente immutato. La trama è semplice e immediata, ovviamente non cerca di avviare un serio dibattito sulla triste piaga dell’abuso di minori né tantomeno sull’avallo delle fantasie di un adolescente che sogna e poi vive un rapporto sessuale con l’avvenentissima prof di matematica.
C’è lo spirito farsesco e goliardico del nostro, infarcito da tutte quelle pratiche sconce e dalla parabola di un uomo che ha avuto un’infanzia disturbata, un frontale con la tv pruriginosa che l’ha portato alle stelle e poi alle stalle, e adesso lotta miseramente cercando di uscire dai panni del personaggio sciocco che è diventato. In mezzo a elementi irriverenti e solite abbondanti dosi di minzioni, flatulenze e robe inenarrabili con il liquido seminale maschile a farla da protagonista, lo sceneggiatore David Caspe e il regista Sean Anders cercano di infondere un po' di genuine emozioni, ma il percorso catartico del papà bislacco che emerge urlando “wasuuuuuuuuuuuuup” nel bel mezzo del party matrimoniale del figliolo, obiettivamente, fallisce. Il predicozzo ostentato non è roba da Sandler’show. Meglio godersi il vecchio Adam mentre è impegnato a far correre sui binari del paragrottesco l’ex bambino prodigio intento a recuperare il rapporto con il figlio. E a farsi perdonare il fatto di averlo chiamato Han Solo per colpa di Lucas. E se l’umorismo diventa tagliente quasi da risultare offensivo, beh, questo è Adam Sandler.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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