
Anna e Anders sono madre e figlio. Stanno fuggendo. Da un passato difficile. Da percosse e violenze di un marito/padre. Se ne stanno ‘nascosti’ in un enorme stabile nei sobborghi di Oslo. Anna è iperprotettiva, adesso, ma le assistenti sociali la convincono a lasciare Anders, otto anni, più libero. Di farlo dormire in una stanza propria. La donna accetta, ma compra un babycall, perché possa ascoltare le eventuali grida d’aiuto del figlio. Ed effettivamente, una notte gli capita di sentire le urla di un bambino in pericolo, ma non è il suo. Torna nel negozio in cui ha comprato l’aggeggio, dove il commesso Helge la tranquillizza. Poi, tra i due s’instaura un rapporto d’amicizia intenso, ma…
Un paio di buone notizie, sebbene non legate direttamente alla sostanza della pellicola, questo Babycall ce le strilla. Innanzitutto, quella che nel nord Europa batte un cuore di celluloide e attraverso il genere thriller/horror sta tentando la scalata ai boxoffice di tutto il mondo. Poi, la bravura di Noomi Rapace, già ammirata come protagonista della trilogia Millenium, versione scandinava, nei panni della controversa, ma affascinante, Lisbeth Salander.
Dalla Norvegia con furore, il regista Pal Sletaune parte sparato con un incipit intrigante – a partire dal titolo – che tradisce il desiderio fortemente perseguito di tenere alta la bandiera del thriller. L’ispirazione diventa subito chiara, il Dark Water asiatico di Hideo Nakata e i classici polanskiani del genere, tipo L’inquilino del terzo piano. La sceneggiatura rilascia sapientemente, uno a uno, gli elementi che conducono al nucleo della storia.
Misteri, congetture e indizi: il mix di trovate regge meno di un tempo, poi gli elementi del thriller psicologico finiscono per cadere a picco nel mare magnum del già visto e sentito, a braccetto con la vita della protagonista paranoica. E allora la narrazione si fa lenta, pedante, scontata. E il plot non sfrutta le potenzialità di un cast assai buono, su tutti Noomi Rapace, che, proprio per la performance in Babycall, è stata premiata all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma come migliore attrice. La Rapace cattura perfettamente lo squilibrio psichico di Anna, la sua debolezza. Bene anche Kristoffer Joner nei panni di Helge, l’uomo che si lega ad Anna ma che è lui stesso, proprio come Anders, soffocato dalla madre che è in ospedale, malata terminale. Performance intrigante e attori azzeccati, però, non bastano a fare di Babycall una pellicola convincente. Il finale comminato da Sletaune e dagli sceneggiatori, poi, lascia naufragare anche quell’ultima flebile speranza di rimettere in piedi il carrozzone.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
dal 30 maggio 2013
Anno: 2012
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