
C’è la preside dalle idee un po’ rigide che affronta un momento difficile. C’è il vecchio professore sulla via della pensione ed il giovane supplente ansioso di affacciarsi alla professione. Ci sono i ragazzi, problematici e sognatori. Ecco il rito della scuola.
Il rosso ed il blu, come i famigerati colori delle matite. Quelle dei “prof” naturalmente. Qualche tratto in più, o in meno, dell’uno o dell’altro colore, ed il compito in classe era bello che andato. Una linea, una correzione, semplice, semplicissimo, distinguere fra il bene e il male. Solo che sui banchi si cresce, le prove diventano quelle della vita etutto s’ingarbuglia. Per gli studenti sempre, e qualche volta pure per i docenti. Perché la scuola ti accompagna, fra sogni e stordimenti, solo fino ad un certo punto, dopo di che la strada è in solitaria. Non basta superare un esame, devi diventare una persona.
Cineasta mai banale, Giuseppe Piccioni (Giulia non esce la sera, 2009) s’infila nel mondo dell’istruzione italiana con una piacevole sorpresa. Forse, è dai tempi de La scuola (1995) di Daniele Luchetti, anche in quel caso ambientato a Roma, che non ci si trova davanti ad una prodotto così ben collocato, a metà strada, fra la commedia brillante, il dramma e perché no un po’ di fiction. Un occhio che non omette le infinite lacune del sistema, ma non per questo, forse ingenuamente, non smette di credere nella forza contagiosa, propulsiva, creativa di un luogo odiato in giovane età, rimpianto inevitabilmente dopo, in età adulta. Spazio ai rapporti umani, alle storie della gente che sopravanzano ruoli e gerarchie. Chi insegna cosa a chi? Chi ha da trasferire un sapere, non soltanto nozionistico, ma anche un’emozione, un sentimento, è pregato di condividerlo con gli altri. Per aiutarli a migliorare, per migliorarsi. Senza però rinunciare ai paradossi, a quel pizzico di cinico umorismo che da sapore alle pellicole. D’altronde, come confessa l’insegnante avanti con l’età al giovane collega, riguardo gli studenti: “meriterebbero di essere bocciati, tutti quanti. Presi a calci nel sedere, uno per uno. Io però, ho deciso di essere ancora più cattivo con loro, di promuoverli, tutti”.
21 settembre 2012Non ci sono commenti.
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