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Baciami ancora
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Baciami ancora
Il giudizio di Film-Review
Baciami ancora
Dal 29 gennaio 2010
Il ruolo di guastatore, con la missione di scalfire il dominio finora incontrastato esercitato da Avatar sugli schermi del nostro Paese, passa in queste ore da Paolo Virzì, autore del pregevole La prima cosa bella, uscito nelle sale la scorsa settimana, al più celebrato Gabriele Muccino con Baciami ancora.

È superfluo sottolineare come si annunci impari la sfida tra il colosso ultratecnologico di James Cameron, ormai prossimo a stracciare gli ultimi record al box office mondiale, e la pellicola sentimentale del quarantaduenne regista romano. L’attesa che si registra nei confronti del seguito de L’ultimo bacio, tuttavia, è indice di un interesse raro per un’opera italiana. Distribuito in 600 copie (alcune delle quali dotate di sottotitoli per i non udenti, operazione davvero meritoria), Baciami ancora torna a raccontare le storie degli antieroi borghesi de L’ultimo bacio, lungometraggio capace di raggranellare 16 milioni e di ispirare un remake statunitense diretto nel 2006 da Tony Goldwyn su una sceneggiatura di Paul Haggis (mostro sacro dell’Olimpo hollywoodiano, regista di Nella valle di Elah e artefice degli script di Million dollar baby e degli ultimi 007, solo per citare qualche titolo). “Il mio ritorno, dopo l’esperienza americana (vedi La ricerca della felicità e Sette anime, entrambi con Will Smith), nasce dall’urgenza personale che mi aveva portato a fare quel film e che è cresciuta dentro di me nell’arco di 10 anni”, ha sottolineato Muccino, per spiegare la genesi di Baciami ancora. E per attenuare, verrebbe da aggiungere, le prevedibili critiche dei tanti cinefili ‘duri e puri’ pronti a rimproveragli la scelta del sequel, che lo stesso regista aveva escluso con fermezza prima di iniziare le riprese di Ricordati di me (la sua quarta fatica).

Le ragioni commerciali e le aspettative di lusinghieri incassi, che pure saranno state ben ponderate dalla produzione, possono costituire un utile pretesto per chi voglia snobbare Baciami ancora, ma non certo una ragione valida per criticarlo a priori, come da alcuni si ascolta. Muccino, del resto, ha costantemente generato sentimenti forti nel pubblico, pronto ad amarlo od odiarlo ma quasi mai indifferente di fronte ai suoi film. Il cineasta capitolino, infatti, ha sempre attinto alla vita ‘vera’ per reperire il materiale su cui costruire il suo cinema, anche a costo di portare in scena, talvolta, qualche ovvietà di troppo.

Forse proprio per questo suo approccio da testimone di eventi reali, Muccino è stato considerato il portavoce generazionale – etichetta da lui rifiutata ostinatamente – prima degli adolescenti (con Ecco fatto e Come te nessuno mai, che hanno segnato i suoi esordi cinematografici), poi di quei trentenni del 2001 (quando uscì sugli schermi L’ultimo bacio) che sono divenuti oggi, al tempo di Baciami ancora, dieci anni più vecchi. Carlo, Marco, Alberto, Paolo e Adriano, le figure principali, definitivamente ‘reclusi’ nel mondo degli adulti, continuano a lasciarsi guidare dalle loro emozioni per orientarsi nel mare aperto delle responsabilità, cui sono inevitabilmente sottomessi dopo essere stati sconfitti dalle convenzioni sociali da cui avevano cercato di fuggire. Combattono, non si rassegnano, si innamorano, ma le speranze che gli avevano indicato la rotta un decennio prima appaiono sfumate in un orizzonte irraggiungibile.

Al centro della narrazione corale – secondo una tecnica che Muccino ripete costantemente per poter rendere al meglio le diverse sfumature caratteriali che in un solo ruolo suonerebbero stonate – si staglia la storia d’amore tra Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Vittoria Puccini, in sostituzione della fuggitiva Giovanna Mezzogiorno). Le vicissitudini dei due, ormai separati, si intrecciano con quelle degli altri personaggi, interpretati da Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino, Marco Cocci, Giorgio Pasotti e Sabrina Impacciatore (rispetto al cast de L’ultimo bacio viene cooptato Adriano Giannini, mentre scompare la parte di Martina Stella). “Il nostro sogno lo abbiamo raggiunto. Siamo andati, lo abbiamo vissuto e siamo tornati”, si sfoga Santamaria rivolgendosi ai suoi amici in una sequenza che è la sintesi perfetta della parabola attraversata dai protagonisti nell’arco delle due pellicole. Adesso non resta loro che iniziare tutto da capo.

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