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Ora Alice, diciannovenne e da poco orfana di padre, è tornata. Con una missione ben precisa: uccidere il Ciciarampa, un drago malefico e terrificante, spodestare la crudele Regina Rossa e restituire la corona di Sottomondo alla legittima proprietaria, la Regina Bianca. Peccato che la maggior parte dei suoi vecchi amici, fra cui il Bianconiglio, lo Stregatto, Pinco Panco e Panco Pinco, il leprotto marzolino, il Brucaliffo, pensino che lei sia “la Alice sbagliata”. Nonostante questo sia il suo sogno. Impossibile un’altra volta. L’unico che non ha il minimo dubbio, invece, è lui, il Cappellaio Matto. Fra un incontro improbabile e l’altro, Alice seguirà il suo destino e tornerà a casa “perché ci sono risposte da dare e cose da fare” anche nel suo mondo.
Il 4 luglio 1865, il matematico e scrittore inglese reverendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll, pubblica per la prima volta il romanzo “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” (spesso contratto in “Alice nel Paese delle Meraviglie”). Allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell’epoca, così come giochi di parole, ribaltamento di regole logiche, linguistiche, fisiche e matematiche, ritroviamo tutto questo anche nel seguito “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, datato 1871. Nel 1951 la Walt Disney produce un film d’animazione intitolato come il primo romanzo di Carroll, ma che in realtà è un po’ un mix delle due storie e di tutti i personaggi che le popolano. Nonostante i tentativi, nessuno osava tentare una missione impossibile: riportare sullo schermo Alice e il suo Mondo delle Meraviglie. Fino a che Tim Burton non accetta la sfida. Tiene come punto di riferimento la storia di Lewis Carroll, i suoi personaggi, le loro stranezze, ma se ne inventa una nuova, con nuove stranezze e nuove cose impossibili da realizzare. Un’impresa titanica e un’attesa spasmodica per tutti i fan di Burton e per tutti i fan di Alice, che non sono meno. Ma purtroppo le aspettative eccessive non sono quasi mai cosa buona per un film, si sa. I puristi del romanzo hanno da ridire. I puristi di Burton hanno da ridire. Insomma, un po’ tutti. Resta in ogni caso tutta una serie di meraviglie tecniche, di sogni in 3D finemente realizzati, di personaggi fantastici sapientemente mostrati. Resta un film di alto livello, diretto da un regista di alto livello. Con trovate geniali come la corte fasulla della Regina Rossa, tanto crudele quanto sola e insicura, con la sua testa enorme e le sue labbra a cuoricino. Interpretata dall’immancabile Helena Bonham Carter, perfettamente a suo agio nei panni della cattiva. Ma manca la poesia. Di Alice e di Burton. Forse anche per la scelta della protagonista, Mia Wasikowska, non troppo azzeccata. E poi, soprattutto, appare il nuovo, incredibile personaggio di Johnny Depp, il Cappellaio Matto. Malinconico sognatore, con i suoi occhi scavati, i suoi abiti cangianti ed il suo inseparabile cilindro. Sembra quasi che Lewis Carroll avesse in mente il Pirata Johnny mentre scriveva il suo romanzo. O forse la coppia Burton-Depp è talmente rodata che riesce a farci credere e amare qualsiasi cosa provenga dal loro insano genio. Perché tutti i migliori sono un po’ matti. E sono ottimi ballerini di Deliranza. Buonviaggiavederci.

Come dimenticare i Cure nella colonna sonora di Alice
;)
Regia: Henry Bean
Con: Billy Zane, Theresa Russell, Ryan Gosling