"Che” noia, “Che” barba…
La curiosità era troppa. Ieri sera, nonostante fosse Venerdì Santo, giorno di digiuno e astinenza, giorno di ritiro e penitenza per la morte di Cristo, sono andata a vedere l’evento tanto atteso. “Che – L’Argentino” di Steven Soderbergh è solo la prima di due parti (la seconda “Che – Guerriglia”, uscirà il 30 aprile), di un filmone sul noto rivoluzionario. Ernesto Guevara, detto il Che, è il simbolo della Rivoluzione Cubana, protagonista di una storia avvincente, entusiasmante, da film appunto. Detto ciò mi aspettavo, dall’ultima fatica di Soderbergh, azione, adrenalina, suspance, fuochi d’artificio insomma. Il tutto condito con la giusta dose di ideali, valori politici, civili e umani. La dura realtà invece è stata una noia mortale, il rischio di addormentarmi nonostante la scomodità delle poltrone e un continuo guardare l’orologio. Che noia, che barba. E che spreco. Poteva essere un capolavoro, il manifesto di tanti giovani rivoluzionari e invece è un tentativo poco riuscito di riportare sulla cresta dell’onda il ribelle con la stella rossa sul basco nero. Rimangono comunque forti i messaggi lanciati: una rivoluzione fondata sull’amore per la giustizia, la libertà e la verità. Ma meglio una buona biografia a questo punto. Bisogna però riconoscere che l’interpretazione di Benicio Del Toro è realmente da migliore attore a Cannes 2008. Oltre alla sbalorditiva somiglianza fisica si percepisce, anche attraverso lo schermo, una simbiosi e un’interiorizzazione del personaggio davvero notevoli.