Gli alieni secondo Olatunde Osunsanmi
E' / praticamente ovvio / che esistano altre forme di vita, cantavano i Bluvertigo, quelli di Morgan. Comunque la si pensi in proposito, occorre partire da un punto in comune: la eventuale esistenza degli alieni è, almeno per ora e almeno per chi non lavora per la NASA (forse), uno dei grandi misteri con cui conviviamo. Misteri che, a seconda di come li osserviamo, possono terrorizzarci o affascinarci. Misteri rispetto ai quali ogni forma di certezza può essere solo di tipo soggettivo. In questi giorni nei nostri cinema c'è Il quarto elemento, opera horror costruita come un docu-film, diretta da Olatunde Osunsanmi (classe 1977, segno zodiacale bilancia, già autore di un altro horror piuttosto apprezzato, The Cavern, ambientato nelle grotte dell'Asia centrale) e interpretata da Milla Jovovich (classe 1975, segno zodiacale sagittario, modella, attrice e cantante di origine ucraina, conosciuta al cinema soprattutto per la serie Resident Evil diretta dal marito e regista inglese Paul W. S. Anderson). La particolarità di questo film di genere sta nella forma narrativa, ispirata ad altri progetti precedenti nell'ambito horror, come il Blair Witch Project (ma noi avevamo già avuto nel 1979 Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato) o Rec. Si tratta di una forma narrativa votata alla contaminazione di formati, con lo scopo di far credere agli spettatori che gli avvenimenti mostrati siano realmente accaduti e casomai solo ricostruiti (spesso neanche quello) dal regista in chiave romanzata. Per la prima volta questa tecnica viene utilizzata per parlare di alieni. E le premesse per inquietare, attirare, terrorizzare, chiamare il pubblico ci sono tutte. Perché il film si concentra sui rapimenti. Nel mondo ci sono persone che testimoniano di essere state rapite dagli alieni. Che sia vero o che si tratti di allucinazioni o altri strani meccanismi della nostra mente (si veda a questo proposito, ad esempio, il meraviglioso e purtroppo poco distribuito film di Greg Araki Misterious Skin) poco importa. Perché, come dicevo all'inizio, rispetto ai grandi misteri le uniche verità possono essere solo soggettive. Il film mostra come stanno alcune persone che sono state prelevate da esseri non umani. Mostra il loro terrore, la loro ossessione, la loro paranoia. Stando a quello che ci mostra Osunsanmi, c'è da sperare che non accada mai a noi...