Regista a ventotto anni. E donna
Non è che ventotto anni siano proprio pochissimi, in fondo è solo due anni meno di trenta. Però nel mondo del cinema, dove alla regia di film con risonanza internazionale si arriva sudando, non è proprio frequente incappare in un regista ventottenne, soprattutto se di sesso femminile. Mona Achache, classe 1981, ce l'ha fatta. L'avevamo vista recitare nel film di Costa Gavras, Verso l'Eden, ma la giovane donna francese pare preferire un posto dietro e non davanti alla telecamera. In questi giorni il suo lavoro d'esordio, in cui figura anche come sceneggiatrice, è nelle nostre sale e sta riscuotendo un discreto interesse di pubblico, anche perché mette in scena le pagine di un best seller internazionale che ha venduto moltissime copie anche da noi, L'eleganza del riccio di Muriel Barbery. Il film della Achache si intitola Il riccio ed è soprattutto un film d'attori. La regia è semplice e sensibile, tanto da infondere un'atmosfera raffinata alle scene, atmosfera che di certo consente di apprezzare ancora di più l'impronta che lasciano le figure delle due protagoniste, magistralmente interpretate dall'undicenne Garance Le Guillermic e dalla regista e attrice di origine jugoslava Josiane Balasko. La storia è quella di due anime sole, di due sensibilità prelibate che scelgono di ritirarsi a mo' di riccio dietro aculei fatti di falsi e studiati comportamenti di circostanza. Finendo a fare la portinaia, impegnandosi a rientrare il più possibile nel cliché che richiede la professione, o ritrovandosi in un acerbo corpo di ragazzina, in questo caso impegnandosi ad assomigliare il più possibile alle coetanee superficiali e volubili, pianificando segretamente il suicidio. Tramite una figura maschile, portinaia e ragazzina si incontreranno, abbassando per una volta le reciproche acuminate difese. Come abbia fatto una misconosciuta ventottenne alle prese con il suo primo film ad accaparrarsi i diritti di un libro di tale fama è presto detto: la Achache si era interessata alla storia ben prima che questa fosse conosciuta in tutta Francia e oltre confine. I casi della vita. La regista ebbe la fortuna di prendere in mano una copia del libro in una libreria, ebbe l'intuito di comprarla e leggerla, ed ebbe infine il coinvolgimento emotivo sufficiente per chiamare l'autrice e proporsi per la trasposizione cinematografica.