Elogio alla poetica di John Keats

La regista neozelandese Jane Campion torna al cinema a sei anni da In the cut, un film che non le ha portato fortuna nonostante io lo ricordi come un'opera densa, erotica, nera e vibrante, con un'inedita Mag Ryan che all'epoca aveva tentato invano di rilanciarsi uscendo dal personaggio - che ormai si era cucita addosso - della ragazza simpatica e carina della commedia romantica. A sei anni da In the cut, dicevo, la Campion è tornata dietro alla macchina da presa per raccontarci una storia struggente e romantica. Bright Star infatti descrive gli ultimi tre anni della brevissima vita del poeta romantico inglese John Keats. Nato nel 1795 a Londra, morì di tubercolosi a Roma, dove si era trasferito proprio per trarre giovamento dal mite clima mediterraneo, nel 1821. Non aveva ancora compiuto ventisei anni. I romantici panni del delicato e sfortunato poeta sono vestiti dall'attore inglese Ben Whishaw, il protagonista di Profumo - Storia di un assassino, tratto dal romanzo di Patrick Süskind e l'Arthur Rimbaud del per me bellissimo Io non sono qui di Todd Haynes. In quegli ultimi anni Keats si innamorò ricambiato di Fanny Brawne (interpretata da Abbie Cornish di cui ho parlato nel precedente post) ma dovette allontanarsi da lei per l'aggravarsi della malattia, in seguito alla quale si trasferì in Italia. Povero e malato com'era, non fu mai in grado di chiederle la mano ma da Roma le scrisse lettere d'amore tanto liriche e vibranti da creare scandalo in tutta Inghilterra (le lettere furono rese pubbliche in seguito alla sua morte). La Campion racconta la vicenda dal punto di vista della ragazza e descrive soprattutto la potenza creativa di cui Keats fu capace quando pervaso dall'amore per la sua donna. L'estasi che tanto aveva cercato gli arrivò infine attraverso il richiamo della carne e dell'anima di lei. Chissà, forse questo impeto gli avrà dato un po' di forza in più nell'accogliere la morte a soli venticinque anni. In fondo, uno dei concetti più belli che ci ha lasciato è quello della "negative capability", e cioè della capacità propria del poeta (ma dell'uomo in generale) di convivere con il mistero accettando che possa non esserci alcuna soluzione. Forse Keats è un altro splendido esempio di "grace under pressure", altro concetto meraviglioso, offertoci in questo caso da Hemingway, e richiamato in questo periodo nei teatri italiani dal talentuoso artista Giulio Casale.