David Spritz legge le previsioni del tempo in una televisione di Chicago. In città è una celebrità e ha uno stipendio da favola. La vita privata, invece, è un mezzo disastro: è divorziato, i figli lo trascurano e il padre, scrittore di successo e premio Pulitzer, non apprezza la sua carriera. Ora David ha deciso di darsi da fare e il suo destino sta per cambiare… La meteorologia è una ‘scienza’ esatta. Almeno per il protagonista di The weather man. Non come la sua vita. La moglie lo ha lasciato. La figlia gli vuole bene ma è problematica. Il padre assume le fattezze di un fastidioso grillo parlante. Prevedere il tempo serve a poco, se poi non si riesce a prevedere un bel niente della propria esistenza. Il senso del film di Verbinski è questo. Certo, detta così, la faccenda sembra assumere un tono posticcio, retorico, vagamente melenso. Cosa che non è assolutamente. Anzi, The weather man è un’opera sull’incomunicabilità dei sentimenti, sulle difficoltà del quotidiano e sull’insostenibile leggerezza dei legami affettivi.























