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16 ottobre 2009
Triage: intervista al cast
Triage: intervista al cast

Nell’immaginario collettivo è, da sempre, il pallido e minaccioso conte Dracula. Christopher Lee, il grandissimo eroe di tanto cinema inglese, tornato alla ribalta con Il signore degli anelli, in Triage di Danis Tanovic, è interprete di un ruolo di grande vecchio della psicologia, e vecchio lo è di sicuro anche nella realtà.

Alla veneranda età di 87 anni (sic!) Lee non ha freni e definisce questo film "uno dei migliori che io abbia mai visto sulla guerra" perché "vedendolo ho l'impressione di non avere davanti degli attori che leggono delle battute ma i veri personaggi". Lui la guerra l'ha fatta, la seconda guerra mondiale, sballottato tra Africa, Italia e altri paesi con mille compiti diversi e per cinque anni. E non manca di raccontare diversi e lunghi aneddoti al pubblico della conferenza stampa con il piglio tranquillo e moderato degli anziani.

Alla guerra poi paragona la vita a Hollywood, dove ha passato 10 anni e dove è dovuto "sopravvivere" nel vero senso della parola, tuttavia non si sente in grado di poter insegnare qualcosa a qualcuno: "Non potrei mai dire cosa fare ad un giovane attore, devono impararlo da soli e certe volte è durissimo, come è capitato a me. Tutti gli attori imparano come possono per avere l'esperienza e la conoscenza giuste quando arriva l'opportunità di una parte grande in un film grande".


Il fascino irresistibile di Paz
Occasione che sta attendendo da tempo Paz Vega, nuovo talento e nuova bellezza emersa negli ultimi anni dal cinema spagnolo e ormai al quinto film straniero. Scherza molto e dice di aver accettato il ruolo perché nei primi incontri con Tanovic la sua autorità e il suo fare slavo le avevano messo paura, dunque non osava contraddirlo. Mentre per Christopher Lee ha le consuete parole di lode che si tributano ad attori della sua età: "È un maestro, lavorare con lui è stato fantastico perché è un mito. Mi sono sentita molto fortunata ad averlo come partner, sa tutto sulla recitazione o su come stare sul set. È stato un onore dividere lo schermo con lui".

Più interessante invece Branko Djuric che con Tanovic aveva già lavorato in No man's land e che questa volta, dice, ha avuto più difficoltà: "Ma non difficoltà con il regista, questa volta i problemi sono stati con il ruolo. Solitamente io cerco i punti in comune con la mia personalità, in questo caso invece di punti in comune non ce n'erano davvero, non sono riuscito a trovare nessun appiglio e alla fine mi sono detto che stavolta mi toccava davvero recitare...".

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