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Benicio del Toro diventa licantropo
Benicio del Toro diventa licantropo

In questo periodo di vampiri sempre più sulla cresta dell'onda, gli altri mostri della letteratura gotica cercano di ritagliarsi uno spicchio di visibilità. Per primo ci prova il licantropo di The Wolfman, remake di Joe Johnston del classicone L'uomo lupo (1941). Il protagonista, Lawrence Talbot, condannato dal morso di una creatura della notte ad affrontare gli aspetti più oscuri del proprio essere, è interpretato da Benicio del Toro, attore eclettico per eccellenza. Il Italia per la presentazione del film, Del Toro non si fa problemi a raccontare la sua esperienza nei panni di un lupo mannaro.

“L'idea,” afferma l'attore, “era rendere omaggio all'originale del 41. La sfida, per gli attori e gli autori, quella di dare vita a una storia fantastica ma allo stesso tempo credibile. Per questo motivo, abbiamo deciso di raccontare la licantropia come una malattia, una vera e propria dipendenza. Non ci interessava trattare il classico tema della “bestia”, ma rappresentare la furia di un uomo che ha perso il controllo. Gli autori hanno preso spunto anche dall'Amleto, per inserire nel film il tema di un rapporto padre-figlio conflittuale. A differenza del film originale, Lawrence Talbot non è più una vittima passiva, ma un uomo d'azione che prova a dare un senso al proprio destino. Vuole scoprire chi ha causato la morte del fratello, vuole sfidare la violenza paterna, vuole amare e ama.”

“Sento di avere una certa affinità con i mostri”, ha continuato Del Toro, “nella vita mi sono spesso sentito diverso, in quanto portoricano e spesso emarginato. Al cinema i “mostri” avranno sempre seguito, perché l'uomo ama indagare ciò che non conosce. I mostri recenti, però, tornati tanto alla ribalta, hanno spesso una coscienza, se non sono addirittura buoni. Fino agli anni 70, erano creature vulnerabili, che potevano venire abbattuti. La saga di Nightmare ha cambiato un bel po' le cose, introducendo mostri quasi invincibili, sempre pronti a ritornare. Il mio licantropo appartiene alla vecchia scuola: basta un proiettile d'argento per ucciderlo.”

Riguardo alle fonti di ispirazioni a cui si è rivolto per ricoprire questo ruolo così impegnativo, l'attore ha spiegato: “Ho guardato e riguardato le interpretazioni di alcuni miei colleghi: Gary Oldman in Dracula, Jack Nicholson in Wolf, Tim Roth ne Il pianeta delle scimmie e anche Willem Dafoe in L'ombra del vampiro. Sotto tutto quel trucco, non posso non scorgere l'attore, e il talento immenso che lo contraddistingue. Se poi si ha l'onore di dividere la scena con gente del calibro di Anthony Hopkins non puoi evitare di “studiarlo”. Da lui ho imparato la semplicità, quel livello di naturalezza a cui ambivo. Più di una volta, sul set, mi sono ritrovato a fissarlo incantato, smettendo di recitare”.

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