
Il vento che accarezzava i volti di Jack e Rose, abbracciati sul ponte del Titanic mentre, tra le lacrime di milioni di spettatori, partivano le note di My Heart Will Go On, non è proprio riuscito a sospingere i due protagonisti di quella sequenza, divenuta nel frattempo immortale, verso la conquista degli Oscar. Se Kate Winslet (che poi ha trionfato nel 2009 con The reader – A voce alta) ha strappato una nomination nella sua categoria, in cui si è imposta quello stesso anno Helen Hunt con Qualcosa è cambiato, all’eroe romantico portato in scena da Leonardo Di Caprio non è stato concesso neppure l’onore di concorrere per la preziosa statuetta. Il titolo del ’98 al miglior attore, tributato a Jack Nicholson, ancora per Qualcosa è cambiato, appare meritato ma almeno la nomination per Di Caprio sarebbe stata doverosa, anche perché nella cinquina prescelta compariva, ad esempio, Peter Fonda con L’oro di Ulisse, pellicola di cui si è persa traccia in breve tempo. Le scelte dell’Academy, del resto, sono destinate a creare polemiche, sia quando premiano interpreti di nicchia che star di fama consacrata.
Sempre sconfitti
Quel vuoto nella bacheca di Di Caprio non è stato ancora colmato: nominato tre volte (per The aviator, Blood diamond – Diamanti di sangue e Buon compleanno mr. Grape) non ha mai sollevato l’ambito riconoscimento. Nella lista nera delle stelle di prima grandezza del firmamento hollywoodiano ignorate dai membri dell’Academy, si iscrivono a buon diritto Brad Pitt (due nomination: L’esercito delle 12 scimmie e Il curioso caso di Benjamin Button), Johnny Depp (in cinquina con La maledizione della prima luna, Neverland – Un sogno per la vita e Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street), Edward Norton (due volte nominato: Schegge di paura, American history X), Tom Cruise (tre volte in lizza: Nato il 4 luglio, Magnolia, Jerry Maguire), Will Smith (in gara pure con La ricerca della felicità di Gabriele Muccino), Keanu Reeves, Orlando Bloom (mai segnalati) e Cary Grant. Ma non è finita qui. Se la corsa di James Dean è stata fermata da un destino crudele, non altrettanto può dirsi di Harrison Ford, a secco di vittorie nonostante abbia ricoperto ruoli centrali nella storia del cinema, vedi la saga di Star wars e di Indiana Jones. Quella degli ‘zeru tituli’ non è una prerogativa maschile, considerato che un’illustre rappresentanza del gentil sesso figura in questa poco ambita selezione. Di Winona Ryder, Cameron Diaz, Drew Barrymore e Julianne Moore si può sospettare, ma della Diva per eccellenza proprio no. L’eterea Marilyn Monroe ha costruito la sua immensa fama senza contare su una misera nomination.
Quando un Oscar non bastaz
Tra ‘color che son sospesi’ si dibatte la maggior parte dei volti noti della settima arte, capaci di riempire le sale, con il loro nome in cartellone, ma poco tenuti in considerazione nelle valutazioni dell’Academy. Per alcuni l’essersi affermati una volta costituirà un onore, per altri soltanto una consolazione, in considerazione delle possibilità avute. Nel primo gruppo si attestano: Nicolas Cage (Via da Las Vegas), Matt Damon (come sceneggiatore per Will Hunting – Genio ribelle; da interprete ha ricevuto due nomination), Tommy Lee Jones (Il fuggitivo), Russel Crowe (Il gladiatore) e George Clooney (Syriana). In rosa: Angelina Jolie (Ragazze interrotte), Halle Berry (Monster’s ball – L’ombra della vita), Kim Basinger (L.A. confidential), Penelope Cruz (Vicky Cristina Barcelona), Gwyneth Paltrow (Shakespeare in love), Charlize Theron (Monster). Tra i delusi di una sola statuetta si segnalano invece: Morgan Freeman (Million dollar Baby), Anthony Hopkins (Il silenzio degli innocenti), Sean Connery (Gli intoccabili), Al Pacino (Scent of a woman – Profumo di donna; solo nominato per Il padrino e ll padrino parte seconda) e, volgendo lo sguardo indietro, Clark Gable, Humphrey Bogart (non per Casablanca) e Paul Newman. Tra le donne al primo posto figura Audrey Hepburn (Vacanze romane) ma le fanno compagnia: Julia Roberts (Erin Brockovich; con Pretty woman ha ottenuto solo una nomination, essendole stata preferita Kathy Bates per Misery non deve morire), Grace Kelly (La ragazza di campagna), Nicole Kidman (The hours), Cate Blanchett (The aviator) e Judi Dench (Shakespeare in love). Menzione a parte merita Heath Ledger, premiato nel 2009 per Il cavaliere oscuro poco dopo la sua tragica morte (tra gli interpreti era successo solo per Peter Finch). In precedenza Hollywood aveva voluto celebrare con due nomination postume (per Il gigante e La valle dell’Eden) un’altra figura leggendaria prematuramente scomparsa, James Dean, come pure Massimo Troisi (per Il postino)
A volte si ripetono
Arrivando alla parte nobile dell’immaginaria classifica dei premiati, spiccano le perfomance dei pochissimi capaci di affermarsi due volte su due nomination ricevute: Kevin Spacey (I soliti sospetti, American Beauty), Michael Douglas (Wall Street e Qualcuno volò sul nido de cuculo, come produttore) e Hilary Swank (Boys don’t cry, Million dollar baby). Si sono aggiudicati due Oscar consecutivi Tom Hanks (Philadelphia e Forrest Gump) e Spencer Tracy (Capitani coraggiosi, La città dei ragazzi). Sempre a quota due statuette si segnalano ancora: Denzel Washington (Training day, Glory – Uomini di gloria), Daniel Day-Lewis (Il mio piede sinistro, Il petroliere), Dustin Hoffman (Kramer contro Kramer, Rain man – L’uomo della pioggia), Marlon Brando (Il padrino – ma rifiutò il premio per solidarietà con i nativi d’America -, Fronte del porto). Robert De Niro (Il padrino parte seconda, Toro scatenato) e Sean Penn (Mystic river, Milk). Sul versante femminile: Jodie Foster (Sotto accusa, Il silenzio degli innocenti), Elizabeth Taylor (Venere in visone, Chi ha paura di Virginia Wolf) e Sophia Loren (La ciociara – con cui ha soffiato il premio addirittura alla Audrey Hepburn di Colazione da Tiffany – e uno alla carriera). Anche Meryl Streep ha trionfato in due occasioni (Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie) ma a fronte di ben 16 nomination (record assoluto).
Il meglio di Hollywood
Si potrebbero stilare classifiche di ogni tipo ma alla fine, quel che davvero conta, è il numero di premi conquistati. Tra gli interpreti maschili il gradino più alto del podio va diviso, con tre statuette, fra Walter Brennan (nominato solo in quattro occasioni) e Jack Nicholson (vincitore con Voglia di tenerezza, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Qualcosa è cambiato; in nomination altre nove volte – primato tra gli attori –, anche per Easy reader, quando fu sconfitto da tale Gig Young con Non si uccidono così anche i cavalli). Nella categoria delle attrici si erge finora incontrastata Katharine Hepburn con quattro Oscar (tra cui quello per Indovina chi viene a cena?).

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Regia: Henry Bean
Con: Billy Zane, Theresa Russell, Ryan Gosling