
Venerdì 19 marzo si appresta a esordire nelle sale italiane Io sono l’amore, pellicola diretta dal regista Luca Guadagnino (noto al grande pubblico per il discusso Melissa P.) e interpretata, tra gli altri, dal premio Oscar Tilda Swinton – statuetta dall’Academy come miglior attrice non protagonista nel 2008, per Michael Clayton. In realtà, del film si discute già da un po’, visto che il lungometraggio del cineasta palermitano ha già ricevuto più di qualche battesimo. Innanzitutto, all’ultima Mostra del cinema di Venezia, dove Io sono l’amore è stato presentato nella sezione Orizzonti, riscuotendo un buon successo. Consensi e premi ha ottenuto anche al festival di Toronto, al Sundance di New York, a Roma, a Dublino e, ultimo ma non certo per importanza, a Berlino. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Luca Guadagnino e Tilda Swinton.
Come nasce l’idea di girare Io sono l’amore?
Luca Guadagnino: L’idea del film ha radici relativamente lontane. Nel 2004 lavorammo insieme con Tilda in un progetto, Tilda Swinton: The love factory. Una sorta di documentario. La ritraevo in un primo piano mentre noi chiacchieravamo e lei si lasciava andare in una conversazione sui temi dell’amore. E dalla sostanza conoscitiva di quel dialogo, in cui veniva espresso il lato sovversivo dell’atto dell’amare piuttosto che quello sentimentalistico, è nata la voglia di fare un film ‘da cinema’. Questa è stata la traccia, incrociata poi con una riflessione che mi accompagna da tempo, sulla condizione del nostro presente che è il riflesso delle scelte, delle opere, delle manipolazioni del capitalismo.
Il capitalismo è senza dubbio il tema principale…
L. G.: La pellicola riprende i codici, i rituali, il linguaggio dell’alta borghesia e del capitale, che è un linguaggio esclusivamente virato al maschile. Al contrario, a me è piaciuta l’idea che nel film la voce che spezza l’ordine precostituito fosse quella femminile. Fosse quella di due donne che urlano dalla loro posizione eterea, astratta, invisibile. Il mondo femminile è misterioso e seducente. Sogno da tempo di girare un lungometraggio tipo The Bourne identity, con protagonista una donna, chissà proprio Tilda Swinton. Ma dovrà essere una donna comune, come tante altre, non un personaggio costruito, magari plasmato su un modello maschile, virilizzato.
Si è scritto e detto da più parti che la storia della famiglia Recchi sia liberamente ispirata alle vicende della famiglia Agnelli?
L. G.: Assolutamente no. Gli Agnelli non c'entrano un bel niente e non credo si possa parlare di Io sono l’amore come un film à clef.
Ci racconta la sua Emma Recchi?
Tilda Swinton: Emma è una donna tra i 40 e i 50 anni. Tancredi, suo marito – facoltoso e ricco industriale del Nord Italia – l’ha sposata soltanto per la sua bellezza. Nello stesso modo in cui avrebbe scelto un’opera d’arte. Emma è una proprietà. Ha svolto la sua funzione di moglie affascinante. Ha interpretato il suo ruolo di mamma mettendo al mondo due figli. Adesso si trova in quel momento della vita in cui la gabbia, la prigione in cui ha vissuto si presenta ai suoi occhi in tutta la sua esplicita drammaticità. Emma viene già da una gabbia – la Russia che ha lasciato prima dell’avvento di Mikhail Gorbaciov – per avere accesso al mondo libero. E nel mondo libero si è chiusa in un’altra gabbia, la famiglia. E la menzogna.
Poi arriva l’amore…
T. S.: L’amore è il grande motore di cambiamento nella vita di ognuno di noi. Solleva le crisi, agevola le trasformazioni, i mutamenti, le metamorfosi. Emma si innamora del cuoco di casa Recchi. Una passione inaccettabile per gli schemi di cui è prigioniera. Per la classe, la famiglia, la società tutta. Ma il suo amore è incondizionato. Emma è capace di contrapporsi alle vicende assolute come la vita, la morte, la passione totalizzante, e di non cedere. Una radicale pura.
C’è il suo zampino nella scelta di John Adams per la colonna sonora?
T. S.: È un’artista moderno, ma senza darsi delle arie da snob. Insieme con Luca, l’abbiamo contattato per chiedergli l’autorizzazione a utilizzare un suo pezzo all’interno del film. La cosa l’ha talmente appassionato che è stato lui stesso a candidarsi per creare l’accompagnamento musicale di Io sono l’amore. Ovviamente ne siamo stati lieti visto che nel mondo del cinema ha composto soltanto le musiche dell’ultimo film di Martin Scorsese, Shutter Island.

Non ci sono commenti