
Mine vaganti si è aggiudicato il premio Federico II e con questo responso si sono spente ieri sera le luci sulla quarta edizione de “La primavera del cinema italiano”, rassegna che si è tenuta a Cosenza a partire da lunedì 14 giugno. Il trionfo della pellicola di Ferzan Ozpetek, che ha prevalso nei voti del pubblico su avversari di rango (Baciami ancora, di Gabriele Muccino, La prima cosa bella, di Paolo Virzì, La nostra vita, di Daniele Luchetti, e Cosa voglio di più, di Silvio Soldini) è stato salutato da un parterre d’eccezione che era presente per assistere alla cerimonia finale. Nella cittadina calabrese, già dal pomeriggio di ieri, un’inedita selezione di alcuni tra i volti più apprezzati del panorama cinematografico del nostro Paese, composta da Elio Germano, Filippo Timi, Alessandro Preziosi, Isabella Ragonese, Isabella Ferrari, Sergio Rubini e Stefania Sandrelli, ha incontrato con grande disponibilità il pubblico, peraltro numerosissimo, e la stampa. È stata così portata a termine la missione che Alessandro Russo, il direttore artistico de “La primavera del cinema italiano” (che insieme a Pino Citrigno, presidente dell’associazione culturale Le Pleiadi, è l’ispiratore dell’evento) ha affidato alla manifestazione fin dalla sua creazione: quella di avvicinare gli spettatori agli artisti. Per riuscire in questo ambizioso intento il festival si è dato una struttura aperta a contaminazioni di vario genere. Nei quattro giorni di programma ufficiale si sono alternate le proiezioni dei cinque film in competizione, che rappresentano il meglio della stagione cinematografica in corso, unitamente a cortometraggi stranieri (vedi le “Visioni spagnole” di Ivan Cerdán), documentari (come Fratelli d’Italia), pellicole di difficile distribuzione (per esempio Piede di dio). Senza dimenticare il pre-festival, con la sorprendente mostra fotografica dedicata ai 50 anni de La dolce vita, le lezioni di cinema di Mimmo Calopresti e Valeria Solarino e i gli incontri con registi e interpreti.
La tante facce dei vincitori
Il successo di Mine vaganti costituisce uno dei tanti verdetti della serata di chiusura de La primavera del cinema italiano. Venendo agli altri, dopo Cannes, dove gli è stato tributato un mese fa l’ambito riconoscimento per l’interpretazione maschile (ritornato nei nostri confini per la prima volta dopo il 1987, quando se lo aggiudicò Marcello Mastroianni con Oci ciornie), e in attesa del Nastro d’oro che riceverà sabato a Taormina, Elio Germano si è confermato miglior attore protagonista anche nella cornice di questo piccolo ma effervescente festival cosentino. Stefania Sandrelli si è imposta nella categoria femminile mentre tra i non protagonisti hanno cantato vittoria Isabella Ragonese e Alessandro Preziosi. Note liete pure per Filippo Timi, giudicato “attore dell’anno”, Isabella Ferrari (vincitrice del Telesio d’argento), Sergio Rubini (votato per L’uomo nero, pellicola fuori concorso) e Mimmo Calopresti (autore de La maglietta rossa, non in gara). Non è mancato spazio per le nuove leve, rappresentate da Chiara Mastalli ed Eros Galbiati (entrambi visti in Notte prima degli esami e nel suo seguito), Andrea Montovoli (Scusa ma ti voglio sposare) e Chiara Martegiani (Meno male che ci sei). Ai quattro è andato infatti il premio “Giovani 2010”.
Ribellarsi al declino
Vedendo sfilare interpreti e registi di tale levatura tra due ali di folla entusiasta, ancora prima dell’ingresso in un cine-teatro pieno in ogni ordine di posti, si aveva l’impressione che questa primavera del cinema italiano possa durare ancora a lungo, ben aldilà dell’epilogo della rassegna. Ma gli stessi artisti intervenuti ieri, come del resto avevano fatto nei primi giorni di festival già i loro colleghi presenti a Cosenza (Violante Placido, Valeria Solarino e Michelangelo Frammartino, che ha firmato la regia de Le quattro volte, apprezzato di recente sulla Croisette), nelle interviste pomeridiane hanno sottolineato con voce unanime come i tagli ai fondi di finanziamento rendano il futuro della settima Arte gravemente a rischio alle nostre latitudini. Eppure proprio una manifestazione come quella calabrese, che di anno in anno guadagna spicchi di visibilità e che aspira a diventare uno dei punti di riferimento nella realtà cinematografica meridionale, costituisce l’esempio più evidente di come l’industria di celluloide sia non soltanto un mezzo di intrattenimento ma anche uno strumento di promozione culturale e di sviluppo economico.

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Regia: Peter Gilbert
Con: Larisa Oleynik, Peter Coyote, Shiri Appleby